SALUTE

 

Camminare a passo svelto (1,6 chilometri orari o oltre) o per due ore e più a settimana riduce sensibilmente il rischio di infarto, almeno nelle donne

(ANSA) - E' quanto ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Stroke: Journal of the American Heart Association e coordinato da Jacob Sattelmair della Harvard School of Public Health in Boston.

Lo studio ha coinvolto 39.315 donne di età media di 54 anni e si riferisce sia al rischio infarto in generale, sia al rischio di infarto ischemico ed emorragico. Secondo lo studio nelle donne

che hanno l'abitudine di camminare a passo veloce il rischio infarto in generale si riduce del 37%, una percentuale che arriva al 30% in coloro le quali abitualmente camminano per due ore e più a settimana.

Per quanto riguarda l'infarto emorragico, nelle donne che camminano a passo veloce il rischio si riduce del 68%, e nelle donne che camminano due o più ore a settimana invece il rischio si riduce del 57%. Il rischio di infarto ischemico invece si riduce del 25% per le donne che camminano a passo veloce e del 21% per le donne che camminano due o più ore a settimana. "L'attività fisica, incluse regolari passeggiate - ha osservato Sattelmair - è un'abitudine importantissima per la salute cardiovascolare e per la prevenzione dell'infarto".

 

Attivato numero verde nazionale ((800.274.274) di aiuto e supporto

(ANSA) - C'e' sempre piu' la droga tra le cause che scatenano la depressione, e i fenomeni di abuso riguardano in particolare le donne. Lo spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento Neuroscienze al Fatebenefratelli di Milano: 'la tendenza e' di un aumento di consumo di cocaina e di alcol ma e' difficilmente calcolabile, perche' avviene come abuso solitario e domestico'. Attivato un numero verde nazionale (800.274.274) per sostenere le donne che soffrono di depressione.

 

Non occorrerebbe aspettare laTerza età per vedere le proprie capacità cognitive declinare

(ANSA) - Le prime avvisaglie si avvertirebbe già nel corso dei vent'anni ma gli anni avanzati porterebbero a loro vantaggio una più altacapacità di integrare le vari conoscenze. E' questo il messaggio emerso da un nuovo studiodell'università di Virginia a Charlottesville che ha osservatoun 'abbassamento' di alcune funzioni mentali intorno ai 27 anni. Il team di ricercatori guidato da Timothy Salthouse ha seguitoper anni un gruppo di più di 2.000 adulti di età compresa trai 18 anni ed i 60 con un buon livello di educazione e li hasottoposti regolarmente a diversi test cognitivi e mnemonici. Lo studio pubblicato sulla rivista 'Neurobiology of aging' hacosì concluso che già intorno ai 27 anni si assiste ad unprimo declino delle capacità di ragionamento astratto, dirisolvere puzzles, e di velocità mentale. Mentre dopo i 37 anni é la memoria vera  e propria ad inziare a far cilecca.Tuttavia - secondo lo studio - la conoscenza accumulata congli anni, l'esperienza raggiunta nei vari test sostenuti durantela vita, riescono al contrario a far avanzare con l'età lecapacità di integrare vari di tipi di informazioni e quindi amantenere un alto di livello di eficenza mentale.